Con l’ordinanza n. 10730/2025, la Corte di Cassazione segna una svolta importante nella tutela della salute mentale nei luoghi di lavoro.
Da oggi, per ottenere il risarcimento del danno da stress lavoro-correlato non è più necessario dimostrare un comportamento persecutorio o un intento vessatorio.
È sufficiente che l’ambiente di lavoro sia diventato tossico o disfunzionale, anche in assenza di un “carnefice”.
Tutto nasce dal ricorso di una lavoratrice pubblica che lamentava un sovraccarico lavorativo e l’assenza di supporto formativo, oltre a una generale indifferenza dell’amministrazione nei confronti delle sue condizioni psicofisiche.
I giudici di merito avevano respinto la richiesta, ritenendo che mancassero gli elementi del mobbing: nessun intento persecutorio, nessuna sistematicità, nessun disegno lesivo.
La Cassazione, invece, ha ribaltato completamente l’approccio:
“Non serve un persecutore. È sufficiente che l’organizzazione del lavoro generi uno squilibrio psicofisico nel dipendente.”
In altre parole, una cattiva organizzazione o un clima lavorativo malsano possono bastare per configurare una responsabilità del datore di lavoro.
La sentenza richiama il celebre articolo 2087 del Codice Civile, che impone al datore di lavoro di adottare tutte le misure necessarie a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale dei lavoratori.
La Cassazione precisa che:
“Anche condotte solo apparentemente legittime, se inserite in un contesto ambientale stressogeno, possono determinare responsabilità datoriale.”
Ciò significa che non conta solo cosa il datore di lavoro fa, ma anche ciò che non fa per prevenire situazioni di stress e disagio.
La salute mentale entra così, a pieno titolo, tra i rischi aziendali da valutare e gestire in modo strutturato.
Il nuovo orientamento della Cassazione ridisegna la dinamica processuale:
In pratica, non basta più difendersi dicendo “non era mobbing”: serve poter dimostrare di aver prevenuto lo stress organizzativo.
Questa ordinanza rappresenta una svolta culturale oltre che giuridica.
Il focus si sposta dal dolo alla disfunzione, dalla cattiva intenzione alla cattiva organizzazione.
Le aziende – pubbliche e private – sono ora chiamate a:
Una sfida che, nell’era post-pandemica, non riguarda solo la produttività, ma la sostenibilità umana e organizzativa.
Secondo i dati INAIL, le denunce di malattie professionali di natura psichica sono aumentate del 15% rispetto al 2023, segno che il disagio mentale non è più un’eccezione ma una condizione diffusa.
Questo scenario conferma l’urgenza per le imprese di adottare strumenti di valutazione e prevenzione scientificamente validati, capaci di anticipare situazioni di rischio prima che si traducano in conflitti, assenze o contenziosi.
La soluzione ERSG: Valutazione del Rischio da Stress Lavoro-Correlato (VDR SLC)
In ERSG supportiamo aziende e organizzazioni nella valutazione, gestione e riduzione del rischio da stress lavoro-correlato, in conformità con:
Le nostre analisi integrate di clima organizzativo e benessere lavorativo consentono di:
Scopri la nostra soluzione di Valutazione del Rischio da Stress Lavoro-Correlato e proteggi la tua organizzazione prima che il disagio diventi danno.
Scopri il servizio VDR Stress Lavoro-Correlato →
Benessere, ascolto e dialogo: la sicurezza si fa anche con la parola e con l’ascolto
Questa ordinanza impone alle aziende di riconsiderare la cultura interna: la sicurezza non è solo fisica, ma anche emotiva e relazionale (l’art. 2087 cc parla infatti di tutela dell’Integrità psico- fisica” del lavoratore.
Del resto l’ambito è “salute “ e sicurezza sul lavoro, l’una non può necessariamente escludere l’altra e viceversa.
Un contesto di lavoro sano nasce dal dialogo aperto, dall’ascolto delle persone che ci lavorano, dal riconoscimento dei segnali di disagio e da una leadership capace di empatia.
La prevenzione passa anche attraverso la comunicazione: creare spazi di confronto, attivare sportelli di ascolto, valorizzare la partecipazione dei lavoratori nei processi decisionali, la cura preventiva.
Dott.ssa Emilia Barbati, Legal Consultant, ROdV, Deputy Legal Manager ERSG