Quando il modello 231 è obbligatorio: guida pratica

La risposta più frequente alla domanda sull'obbligatorietà del D.Lgs. 231/2001 è anche la meno utile: "non è obbligatorio in via generale." È formalmente corretta, ma lascia ogni azienda senza gli strumenti per capire se quella stessa risposta si applichi alla propria situazione concreta.

Nella pratica, il Modello di Organizzazione, Gestione e Controllo (MOG 231) è diventato un requisito de facto in un numero crescente di contesti operativi: appalti pubblici, settori regolati, filiere strutturate, accesso al credito, rapporti con la pubblica amministrazione. La distinzione tra obbligo formale e necessità sostanziale si è assottigliata al punto da rendere la domanda sull'obbligatorietà, da sola, insufficiente.

Questo articolo fornisce un quadro tecnico e operativo per rispondere alla domanda corretta: in quale situazione la tua azienda non può permettersi di non avere il modello 231?

7 Settembre 2026
8 minuti

IN BREVE

  • Il D.Lgs. 231/2001 non prevede un obbligo generalizzato di adozione del modello per tutte le imprese.

  • Il modello diventa obbligatorio per legge in specifici settori e contesti (appalti, regolazione finanziaria, normativa regionale).

  • In assenza di obbligo formale, il modello è l'unica esimente dalla responsabilità amministrativa dell'ente.

  • Dal 2025 al 2026 il catalogo dei reati presupposto si è ampliato con due interventi normativi rilevanti.

  • Un DDL di riforma organica del decreto è in iter parlamentare (approvato in CdM il 4 agosto 2026): la norma vigente non cambia fino al voto delle Camere.


IL PUNTO NORMATIVO

 

Cos'è il D.Lgs. 231/2001 e come funziona

Il D.Lgs. 231/2001 ha introdotto nel diritto italiano la responsabilità amministrativa delle Aziende per reati commessi, nell'interesse o a vantaggio dell'ente, da persone che rivestono funzioni di rappresentanza, amministrazione o direzione, o da soggetti sottoposti alla loro vigilanza. La qualificazione è formalmente amministrativa, ma le sanzioni hanno natura sostanzialmente penale: dall'interdizione all'attività alla confisca del profitto del reato.

Il decreto individua un catalogo di reati presupposto: solo i reati elencati possono far scattare la responsabilità dell'impresa. Questo catalogo non è statico. Tra luglio 2025 e gennaio 2026 ha subito due ampliamenti rilevanti: la L. 6 giugno 2025, n. 86 ha introdotto nuove fattispecie in materia ambientale, tra cui abbandono illecito di rifiuti, gestione non autorizzata e combustione illecita; il D.Lgs. 30 dicembre 2025, n. 211, in vigore dal 24 gennaio 2026, ha aggiunto i reati di violazione delle misure restrittive dell'Unione Europea, come la messa a disposizione di fondi a soggetti sanzionati o la conclusione di operazioni con Stati o entità sotto embargo.

L'esimente: perché il modello esiste

L'adozione di un MOG 231 idoneo è la sola esimente dalla responsabilità amministrativa dell'ente. Il decreto stabilisce che l'ente non risponde se dimostra di aver adottato ed efficacemente attuato un modello organizzativo prima della commissione del reato, e se ha istituito un Organismo di Vigilanza (OdV) con poteri autonomi di iniziativa e controllo incaricato di vigilarne l'applicazione. L'onere della prova è invertito: spetta all'azienda dimostrare che il modello era adeguato e che il reato è stato commesso eludendo fraudolentemente le misure di prevenzione.

Questo meccanismo è il motore dell'intera disciplina. Non adottare il modello non è un'infrazione diretta, ma significa rinunciare all'unico strumento di difesa disponibile in caso di contestazione.


QUANDO SCATTA L'OBBLIGO

I contesti in cui il modello 231 è obbligatorio o necessario

L'obbligatorietà del MOG 231 si articola su tre livelli: obbligo di legge (nazionale o regionale), obbligo sostanziale legato al profilo di rischio dell'ente, necessità operativa legata ai mercati in cui l'azienda opera.

Contesto

Perché il 231 è richiesto

Livello di obbligo

Appalti pubblici (D.Lgs. 36/2023)

Requisito spesso richiesto o premiale in gara. L'assenza può portare all'esclusione.

De facto obbligatorio

Settore bancario e finanziario

Banca d'Italia, CONSOB e IVASS richiedono sistemi di gestione del rischio conformi al 231.

Sostanzialmente obbligatorio

PNRR e fondi europei

Requisito esplicito in numerosi bandi. L'assenza preclude l'accesso o riduce il punteggio.

Obbligatorio nei bandi che lo prevedono

Aziende con infortuni gravi (reati ex art. 25-septies)

Il 231 è l'unica esimente in caso di omicidio o lesioni colpose da violazione SSL.

Obbligatorio di fatto per ridurre il rischio

Rating di legalità AGCM

Il MOG 231 è uno dei criteri per ottenere il punteggio massimo.

Necessario per le stellette aggiuntive

Filiere strutturate e grandi committenti

Sempre più spesso richiesto nei capitolati di fornitura privati.

Condizione contrattuale crescente

Normativa regionale (es. Lombardia, Calabria)

In specifici settori (formazione accreditata, convenzioni PA) l'obbligo è esplicito per legge.

Obbligatorio nei contesti indicati

Appalti pubblici: il caso più frequente

Il Codice dei contratti pubblici (D.Lgs. 36/2023) ha rafforzato il collegamento tra compliance 231 e partecipazione alle gare. Le stazioni appaltanti possono richiedere la dimostrazione dell'adozione di un MOG idoneo come elemento di qualificazione, e in alcune procedure l'assenza del modello costituisce causa di esclusione. Il rating di legalità AGCM valorizza esplicitamente la presenza del modello per l'attribuzione delle stellette aggiuntive, con effetti concreti sull'accesso al credito e sul punteggio nelle gare d'appalto.

Reati in materia di salute e sicurezza sul lavoro

L'art. 25-septies del decreto prevede la responsabilità dell'ente per omicidio colposo e lesioni gravi commesse con violazione delle norme sulla sicurezza sul lavoro. In questo caso il modello non è formalmente obbligatorio, ma è l'unica difesa disponibile. La Cassazione (Sez. IV, n. 30039 del 1° settembre 2025) ha ribadito la distinzione netta tra DVR e MOG 231: sono strumenti complementari, non sovrapponibili. Avere il DVR senza il modello 231 lascia l'ente privo di esimenti nel caso di un infortunio grave imputabile a carenze organizzative.


Aggiornamento Normativo - Agosto 2026

Il 4 agosto 2026 il Consiglio dei ministri ha approvato un Disegno di Legge di riforma organica del D.Lgs. 231/2001.

Il testo deve completare l'iter parlamentare: la norma vigente non cambia fino al voto delle Camere.

La direzione della riforma, tuttavia, è chiara: il MOG 231 tende a diventare elemento centrale dell'accertamento della responsabilità, non solo strumento difensivo.

Le aziende che avviano oggi l'adozione o l'aggiornamento del modello si troveranno in una posizione più solida rispetto all'eventuale entrata in vigore della nuova disciplina.


PROFILO DI RISCHIO

 

Quando il modello è necessario anche senza obbligo formale

Il catalogo dei reati presupposto del D.Lgs. 231/2001 copre oggi oltre cinquanta famiglie di reati. L'esposizione di un'azienda dipende meno dalla sua dimensione e più dai processi che gestisce. Alcune caratteristiche organizzative aumentano strutturalmente il profilo di rischio:

Rapporti frequenti con la pubblica amministrazione.
Ogni interazione con enti pubblici — dalla partecipazione a gare all'ottenimento di licenze e autorizzazioni — è un'area sensibile per i reati di corruzione e concussione previsti dagli artt. 24 e 25 del decreto.

Gestione di dati personali e sistemi informatici.
I reati informatici (art. 24-bis) e i reati in materia di protezione dei dati espongono le aziende digitali e quelle con processi ad alta intensità di dati a un profilo di rischio crescente.

Operatività internazionale con paesi sanzionati.
Con l'entrata in vigore del D.Lgs. 211/2025, le aziende che operano in contesti internazionali devono valutare il rischio di violazione delle misure restrittive UE come nuova area presidiata dal decreto.

Organizzazione plurisede o con catene di fornitura articolate.
La distanza tra chi decide e chi opera rende i controlli meno immediati e aumenta il rischio che comportamenti illeciti passino inosservati.

Settori regolamentati.
Bancario, finanziario, energetico, sanitario, trasporti: in questi ambiti la conformità al 231 è parte integrante dei requisiti imposti dalle autorità di vigilanza di settore.


Il parere dell'esperto

"La domanda 'il modello 231 è obbligatorio per noi?' è spesso la domanda sbagliata.

Quella giusta è: 'quali processi della nostra organizzazione espongono l'ente a responsabilità amministrativa, e cosa succede se uno di quei processi produce un reato senza che l'azienda abbia presidi documentati?'

Il modello non è un documento da produrre per una gara: è la risposta organizzativa a questa domanda."

Ilaria Diego
Legal Assistant | Giurista d'Impresa

COSA FARE

Come valutare se la tua azienda ha bisogno del modello 231

La valutazione dell'opportunità o necessità di adottare il MOG 231 segue una sequenza logica precisa, che non inizia dalla dimensione aziendale ma dal profilo di rischio concreto.

1. Mappare i reati presupposto rilevanti.
Non tutti i cinquanta reati presupposto hanno la stessa rilevanza per ogni azienda. Il punto di partenza è identificare quali famiglie di reato sono concretamente praticabili nell'attività dell'ente, in ragione del settore, dei clienti, dei fornitori e dei processi interni.

2. Verificare i vincoli contrattuali e di mercato.
Prima di valutare l'opportunità interna, è necessario accertare se l'azienda partecipa a gare pubbliche, lavora con grandi committenti privati che richiedono il modello nei capitolati, o opera in settori regolati da autorità che lo presuppongono.

3. Valutare l'assetto organizzativo esistente.
Un'azienda dotata di procedure interne strutturate, sistemi di deleghe formalizzati e codice etico è già parzialmente attrezzata. Il passaggio a un MOG 231 completo richiede di sistematizzare quanto esiste, colmare i gap identificati e istituire l'OdV.

4. Considerare il rapporto tra costo e rischio.
Il costo di adozione di un modello proporzionato alle dimensioni aziendali va confrontato con il costo potenziale di una sanzione 231: le sanzioni pecuniarie arrivano fino a 1.549.370 euro per le fattispecie più gravi, cui si aggiungono le sanzioni interdittive che possono bloccare l'operatività dell'ente.


IN SINTESI

Conclusioni

Il D.Lgs. 231/2001 non impone un obbligo generalizzato di adozione del modello organizzativo. Impone però che, in caso di reato, l'azienda dimostri di aver fatto tutto il necessario per prevenirlo. In assenza del modello, questa dimostrazione è impossibile.

Nei contesti operativi più comuni — appalti pubblici, settori regolati, filiere strutturate, accesso ai fondi PNRR — l'assenza del MOG 231 non è un'opzione neutrale: è una scelta che riduce la competitività, aumenta l'esposizione al rischio e, in caso di contestazione, priva l'ente dell'unico strumento di difesa disponibile.

La domanda non è se il modello è obbligatorio in astratto. È se l'azienda può permettersi di operare senza di esso nel contesto concreto in cui lavora.


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FAQ - DOMANDE FREQUENTI

Le domande più comuni sul modello 231


Il modello 231 è obbligatorio per le PMI?

Il D.Lgs. 231/2001 si applica a tutte le società, indipendentemente dalla dimensione. Non esiste un limite dimensionale che escluda le PMI. La norma prevede però che il modello sia proporzionato alle dimensioni e alla complessità dell'organizzazione: per le realtà più piccole è possibile adottare un modello semplificato, purché presidî efficacemente i rischi concreti dell'ente.

L'Organismo di Vigilanza è obbligatorio?

L'istituzione dell'OdV è un elemento necessario del modello 231: senza un organismo che vigili sull'attuazione del modello, l'esimente non opera. Nelle società di piccole dimensioni, le funzioni dell'OdV possono essere attribuite al collegio sindacale, se esistente, o a un organo monocratico esterno.

Ogni quanto va aggiornato il modello 231?

Il modello va aggiornato ogni volta che cambia in modo significativo l'organizzazione aziendale, i processi, le deleghe o il quadro normativo. L'ampliamento del catalogo dei reati presupposto con il D.Lgs. 211/2025 e la L. 86/2025 ha reso necessario un aggiornamento per tutte le aziende già dotate di modello, con particolare attenzione ai presidi in materia ambientale e alle operazioni con soggetti internazionali sanzionati.

DVR e modello 231 sono la stessa cosa?

No. Sono strumenti distinti con finalità diverse. Il DVR valuta i rischi per la salute e la sicurezza dei lavoratori ed è uno strumento tecnico-operativo. Il MOG 231 presidia il rischio di commissione di reati da parte di chi opera nell'ente ed è uno strumento di governance organizzativa. La Cassazione (n. 30039/2025) ha ribadito espressamente questa distinzione: avere il DVR non sostituisce il modello 231 ai fini dell'esimente.

Cosa cambia con la riforma 231 in iter parlamentare?

Il Consiglio dei ministri ha approvato il 4 agosto 2026 un DDL di riforma organica del D.Lgs. 231/2001. Fino al completamento dell'iter parlamentare, la norma vigente si applica nella formulazione attuale e nessun modello esistente va riscritto oggi. La direzione della riforma indica un rafforzamento del ruolo del MOG come elemento centrale dell'accertamento della responsabilità: le aziende che avviano l'adozione o l'aggiornamento del modello in questa fase si troveranno avvantaggiate rispetto all'eventuale entrata in vigore della nuova disciplina.


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