La Cassazione riconosce la responsabilità datoriale per danni da stress professionale

19 Novembre 2025
4 minuti

L’ordinanza n. 26923/2025 della Corte di Cassazione rappresenta un passaggio giuridico di particolare rilevanza per la tutela della salute dei lavoratori e per gli obblighi dei datori di lavoro.

La Suprema Corte ha infatti stabilito che lo stress professionale può essere causa diretta di danni gravi alla salute, ponendo a carico del datore una responsabilità risarcitoria piena qualora emergano turni e condizioni operative usuranti non adeguatamente gestite.

Il caso riguarda il decesso per infarto di un medico ospedaliero, a seguito di un lungo periodo caratterizzato da turnazioni estenuanti e carichi di lavoro continuativi, tipici di reparti ad alta intensità. Gli eredi hanno contestato che la morte non fosse un evento imprevedibile, ma il risultato di un logoramento fisico e mentale progressivo non affrontato dal datore di lavoro.

La Cassazione ha accolto il ricorso, ribaltando la precedente sentenza di merito.


Il principio stabilito dalla Cassazione

La Corte ha riconosciuto che:

  • il nesso causale (cioè il rapporto tra causa ed effetto) tra attività lavorativa e danno alla salute rappresenta l’elemento centrale dell’accertamento;
  • una volta riconosciuto tale nesso, l’onere della prova (cioè l'obbligo per una persona di dimostrare in tribunale i fatti che afferma a proprio sostegno) si sposta sul datore di lavoro, che deve dimostrare che l’evento dannoso non dipende da un proprio inadempimento;
  • il mancato accertamento del corretto adempimento degli obblighi datoriali costituisce errore di valutazione probatoria quando non si considerano elementi già riconosciuti in altra sede (es. equo indennizzo per causa di servizio).
 

Il riconoscimento dell’equo indennizzo in sede di causa di servizio è stato ritenuto un indizio forte del collegamento tra condizioni di lavoro e patologia.


Perché questo caso è rilevante per le aziende?

La decisione richiama con forza i principi dell’art. 2087 c.c., “tutela delle condizioni di lavoro” secondo cui il datore di lavoro deve adottare tutte le misure idonee a tutelare l’integrità fisica e psicologica (meglio personalità morale) dei lavoratori.

A ciò si aggiungono gli obblighi previsti dal D.Lgs. 81/2008, tra cui:

  • valutazione del rischio stress lavoro-correlato;
  • monitoraggio dell’organizzazione del lavoro e dei carichi operativi;
  • adozione di misure correttive in presenza di situazioni potenzialmente usuranti.

Considerazioni legali della dott.ssa Emilia Barbati, Legal Consultant, ROdV, Deputy Legal Manager ERSG

“Questa ordinanza segna un punto fermo: la responsabilità datoriale non riguarda soltanto gli infortuni materiali, ma si estende a tutto ciò che può compromettere la salute psicofisica del lavoratore. Secondo l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), infatti, la salute è uno stato di completo benessere psicofisico.

L'art. 2087 del Codice Civile è quindi considerato la "norma madre" della salute e sicurezza sul lavoro perché impone al datore di lavoro un obbligo generale di protezione dell'integrità psico-fisica dei lavoratori, fungendo da norma di chiusura del sistema antinfortunistico, colmando eventuali lacune normative, estendendo la tutela anche a rischi non specificatamente previsti dalla legge, ma che rientrano nel complesso dei rischi legati all'attività lavorativa.

Il datore di lavoro è chiamato quindi a dimostrare, con elementi oggettivi e documentati, di aver adottato un’organizzazione del lavoro idonea a prevenire situazioni di stress cronico.

In ambito aziendale, il rischio di inadempimento si traduce in conseguenze civili, amministrative e talvolta penali, soprattutto se correlato alla mancata applicazione delle misure previste dal D.Lgs. 81/2008.

 

Dott.ssa Emilia Barbati, Legal Consultant, ROdV, Deputy Legal Manager ERSG


 

Cosa devono fare le aziende per non incorrere in responsabilità analoghe

L’ordinanza non introduce nuovi obblighi, ma rafforza quelli già esistenti. ERSG ricorda che le imprese possono prevenire rischi simili attraverso:

 

1. Valutazione dei rischi e, nel caso specifico anche del rischio stress lavoro-correlato

Analisi strutturata, documentata e periodica del rischio.

 

2. Ridefinizione dei carichi e dei turni

Specie nei settori caratterizzati da intensità operativa elevata e rischi alti, ma non solo.

 

3. Monitoraggio continuo del benessere organizzativo

Survey, colloqui, indicatori sentinella, dialogo interno.

 

4. Formazione mirata a dirigenti e preposti

Per riconoscere segnali di sovraccarico e gestire in modo appropriato i team.

 

5. Adozione o aggiornamento del DVR (Documento di Valutazione dei rischi)

Specifica integrazione del rischio infortunio e salute psicofisica.

 

6. Procedure di pronta segnalazione

Per intercettare tempestivamente le criticità operative e personale addestrato a rilevare gli eventi sentinella

 

ERSG supporta le aziende in tutto questo percorso.


 

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FAQ: Domande frequenti sul tema “stress lavoro-correlato e responsabilità datoriale”

 
  1. La valutazione del rischio stress è obbligatoria?

Sì, secondo il D.Lgs. 81/2008.

 
  1. Il datore può delegare queste responsabilità ai preposti?

No: può delegare compiti, non la responsabilità.

 
  1. Le turnazioni eccessive costituiscono rischio?

Sì, se creano condizioni di sovraccarico fisico o mentale.

 
  1. È sufficiente redigere il DVR?

No. Occorre aggiornarlo e agire sulle criticità rilevate, tenuto conto anche delle interpretazioni giurisprudenziali.

 
  1. Le aziende sanitarie sono più esposte?

Sì, ma il principio vale per tutti i settori.

 
  1. La formazione può ridurre il rischio?

Assolutamente sì, soprattutto per dirigenti, preposti e HR, RSPP, RLS.

 
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