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Privacy “nazionale” per le società straniere

Le società straniere devono adeguarsi alla normativa sulla privacy del paese in cui svolgono - tramite una organizzazione stabile - un'attività «reale ed effettiva». Lo ha deciso la Corte Ue, sentenza 1° ottobre 2015, Causa C-230/14, stabilendo un importante principio in materia di trattamento dei dati personali. Per quanto attiene, in primo luogo, alla nozione di «stabilimento», va ricordato che l'art 19 della direttiva 95/46 enuncia che lo stabilimento nel territorio di uno Stato membro implica l’esercizio effettivo e reale dell’attività mediante un’organizzazione stabile e che la forma giuridica di siffatto stabilimento, si tratti di una semplice succursale o di una filiale dotata di personalità giuridica, non è il fattore determinante a questo riguardo . Inoltre, quando un unico responsabile del trattamento è stabilito nel territorio di diversi Stati membri, esso deve assicurare, segnatamente per evitare che le disposizioni vengano eluse, che ognuno degli stabilimenti adempia gli obblighi previsti dalla legge nazionale applicabile alle attività di ciascuno di essi. La "stabile organizzazione” può desumersi anche dalla presenza di un rappresentante della società all´interno dello Stato membro "ospitante”, oltre che  dall´esistenza di un conto corrente bancario.   Fonte: dirittoegiustizia