D. Lgs 231

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Responsabilità del CSE per l’infortunio del datore di lavoro.

Per un ricorso relativo all’infortunio accaduto per lo smottamento del terreno in uno scavo sprotetto nel quale il datore di lavoro era sceso di sua iniziativa, non per motivi strettamente di lavoro ma per sue necessità fisiologiche, la Corte di Cassazione ha trovato l’occasione per ribadire che la sicurezza negli ambienti di lavoro deve essere garantita in ogni caso indipendentemente dal requisito dell’attualità dell’attività e quindi anche in momenti di pausa, riposo o sospensione dei lavori perfino per danni che possono derivare a terzi e non a lavoratori addetti. Nel caso particolare sottoposto all’esame della Corte suprema l’ambiente di lavoro era oggettivamente insicuro e le condizioni di rischio che hanno portato all’evento erano presenti nel cantiere già da tempo e facilmente osservabili ictu oculi. Solo per caso, ha osservato la Corte di Cassazione le condizioni di rischio si sono concretizzate nel momento dell’accaduto e non in altri momenti. La Corte di Appello ha confermato la pronuncia di primo grado con la quale un coordinatore per la sicurezza in fase di esecuzione ricorrente era stato assolto, con la formula «perché il fatto non sussiste», dal delitto di omicidio colposo a lui contestato, per avere consentito che il datore di lavoro di un’impresa scendesse all'interno di uno scavo effettuato per la posa in opera di tubi di acqua e fogna, senza che esso fosse provvisto di pareti protettive, sicché lo stesso datore di lavoro rimaneva travolto mentre si trovava all'interno dello scavo, a circa tre metri di profondità, da un improvviso smottamento del terreno che lo ha seppellito, cagionandone la morte. Il ricorso è stato ritenuto infondato dalla Corte di Cassazione che lo ha pertanto rigettato. La stessa ha ritenuto sussistente la violazione dell'art. 13 del D.P.R. n. 164 del 1956, vigente all'epoca dei fatti, sul rilievo che vi erano attività che si svolgevano con la discesa dei lavoratori nello scavo non armato, espressamente vietata da tale disposizione, oltre che dal piano di sicurezza. Ha anche evidenziato che «l'assenza di armature aveva pacificamente interessato anche le parti di scavo ove già era stata effettuata la posa delle tubazioni, dal che si evince che l'omissione del presidio era frutto di una precisa scelta aziendale operata dalla stessa vittima in qualità di datore di lavoro appaltatore. La Corte suprema ha inoltre affermato che la violazione in questione ha concretizzato il rischio che la disposizione mirava a prevenire, anche a fronte di una discesa della vittima nello scavo, non dettata da esigenze di lavoro, ma per un bisogno fisiologico. In merito al rilievo difensivo secondo cui non è richiesta una costante presenza in cantiere del coordinatore per l'esecuzione dei lavori, il quale non aveva, dunque, l'obbligo giuridico di impedire l'evento, la suprema Corte ha sostenuto che non vi è alcun dubbio che il coordinatore per l'esecuzione dei lavori abbia un'autonoma funzione di alta vigilanza circa la generale configurazione delle lavorazioni che comportino rischio interferenziale, e che non sia, però, tenuto anche ad un puntuale controllo, momento per momento, delle singole attività lavorative, che è invece demandato ad altre figure operative (datore di lavoro, dirigente, preposto), salvo l'obbligo, oggi previsto dall'art. 92, lettera f), del D. Lgs. n. 81/2008, di adeguare il piano di sicurezza in relazione all'evoluzione dei lavori e di sospendere, in caso di pericolo grave e imminente direttamente riscontrato, le singole lavorazioni fino alla verifica degli avvenuti adeguamenti da parte delle imprese interessate. Nondimeno però, ha concluso la Sez. III, dalla ricostruzione effettuata dalla Corte di Appello  è emerso che l'imputato non aveva svolto neanche la funzione di alta vigilanza cui era tenuto, tanto che non aveva riscontrato alcun pericolo grave e imminente in relazione alle lavorazioni, né aveva imposto limitazioni o richiesto particolari adeguamenti, semplicemente perché egli non era mai stato visto sul cantiere durante l'esecuzione dei lavori, cosicché mai si era mai accertato direttamente della consistenza degli stessi, pur in presenza di un scavo non armato e di lavoratori che svolgevano lavorazioni all'interno dello stesso.   Fonte: puntosicuro